giovedì 29 luglio 2010

Solidarietà dalla Germania

Il MediaClub Germania esprime la propria solidarietà ai colleghi della FNSI e del Comitato per la Libertà e il diritto all’Informazione, impegnati oggi nel presidio a Piazza Montecitorio.
L’associazione di giornalisti italiani e di origine italiana residenti in Germania tiene a far rilevare nel contempo il crescere della mobilitazione in difesa della libertà d’informazione anche tra gli italiani residenti in questo paese. .
L’appello del MediaClub Germania di solidarietà con la battaglia che sta conducendo la FNSI ha raccolto e sta raccogliendo centinaia di firme di cittadini italiani in tutte le maggiori città tedesche.
Nell’appello il MediaClub Germania lega la battaglia in difesa della libertà di stampa in Italia alle preoccupanti condizioni dell’informazione e della cultura di lingua italiana tra le comunità italiane all’estero.
Per il MediaClub i tagli finanziari alla stampa italiana all'estero, alla cultura e ai servizi sociali e lo scarso interesse del servizio d'informazione pubblico per le comunità italiane all'estero recidono sempre più i legami di queste con la madre patria e ostacolano l'informazione di ritorno.
All’appello hanno già aderito numerose associazioni culturali e testate giornalistiche italiane di Berlino, Amburgo, Monaco, Colonia e Francorte.
Renzo Brizzi
Presidente del MediaClub Germania

sabato 24 luglio 2010

29 luglio, presidio a Montecitorio: né tagli né bavagli

“Attenti e vigili in piazza Montecitorio giovedì 29 luglio alle ore 16 in contemporanea con l’avvio del dibattito sul ddl intercettazioni nell’aula della Camera. Il ‘Comitato per la libertà e il diritto all’informazione e alla conoscenza’, che aveva organizzato le manifestazioni del primo luglio a piazza Navona e in altre città italiane, è tornato a riunirsi nella sede della Fnsi ed ha fissato questo presidio per indicare che rimane alta l’attenzione e la mobilitazione delle forze sindacali e sociali. I positivi emendamenti votati dalla Commissione Giustizia della Camera per le parti riguardanti il lavoro dei giornalisti - con l’introduzione dell’udienza-filtro, che è anche il risultato della pressione esercitata per mesi da un ampio cartello di associazioni - non possono nascondere i pericoli che ancora il testo comporta per il diritto dei cittadini a comunicare (con l’immotivata sottomissione dei blog alle stesse regole dell’informazione professionale) e per la sicurezza stessa della comunità, visti gli ostacoli che il disegno di legge Alfano continua a porre al ricorso alle
intercettazioni da parte di magistrati e forze di polizia.
‘Né tagli, né bavagli’, aveva detto l’insieme di sigle ritrovatosi a combattere contro le diverse forme di censura. E dunque non c’è motivo di smobilitare, poiché negli stessi giorni in cui viene modificato il ddl Alfano arriva a conclusione una manovra economica di devastante impatto sulle testate cooperative, non profit e di partito, che la cancellazione del cosiddetto ‘diritto soggettivo’ porta in molti casi sull’orlo della chiusura. La decurtazione drastica dei finanziamenti pubblici è il bavaglio più letale, così come i tagli alla cultura e allo spettacolo tolgono voce ai punti di vista critici e alle espressioni meno omologate.
Il presidio del 29 luglio a Montecitorio riaffermerà la forza dell’alleanza tra gli operatori dell’informazione e della cultura e i tanti cittadini che non vogliono più farsi sottrarre notizie e conoscenza”.

IMMIGRAZIONE:FNSI; STAMPA NE PARLA MENO, PIU' NOTIZIE'BUONE'

(ANSA) - ROMA, 20 LUG - Di immigrazione sulla stampa italiana si parla meno, da quando e' sparita come 'emergenza' dall'agenda politica. Resta, negli articoli sul tema, una scarsa propensione a verificare le affermazioni governative e sono ancora poche, ma in aumento, le 'buone notizie'. Sono fra i dati della ricerca 'Il tempo delle rivolte' curata dall'Osservatorio Carta di Roma (la struttura nata su impulso della Fnsi e l'Ordine dei Giornalisti, in collaborazione con l'l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati- Unhcr) che ha monitorato negli ultimi sei mesi l'informazione italiana su immigrazione e asilo.
Dai dati di questa seconda ricerca sul tema, ''emerge un quadro complesso e ambivalente'', ha detto Mario Morcellini, presidente della Conferenza nazionale delle facoltà di Scienze della comunicazione. Nei primo quattro mesi del 2010, il monitoraggio delle prime pagine dei quotidiani, la presenza meno frequente dell'emergenza sicurezza e immigrazione fra i temi, riallinea l'Italia in uno scenario europeo, con una situazione ordinaria, a tratti 'silenziosa' interrotta dalle ''fiammate di rivolta''. Si e' usato meno in modo indiscriminato il termine 'clandestino', ma nel picco di Rosarno, un quotidiano ('Il Giornale') ha anche usato, come provocazione il termine 'negro'. Nel raccontare la rivolta in Calabria, stando ai dati, Avvenire e La stampa si sono distinti per un'indagine piu' ricca, mentre Quotidiano Nazionale e Libero per i punti di vista piu' critici verso gli immigrati.
Inoltre, nel corpus di 1540 notizie raccolte nel 2008, quelle 'non cattive', per quanto poche, solo 85 (il 5,5%), sono in aumento. Circa 1/3 sono neutre (non schierate) come i risultati di ricerche e sondaggi e 2/3 sono 'buone' (storie i integrazione, articoli di denuncia, ecc). Per commentare i dati con Roberto Natale, presidente della Fnsi e Laura Boldrini, portavoce dell'Unhcr, sono intervenuti vari direttori di testate da Concita De Gregorio de L'Unita' a Mario Calabresi de La
Stampa. ''Il giornale sull'Africa che abbiamo pubblicato nel 2009 prima del G8, e' stato il piu' venduto degli ultimi 5 anni - ha detto Calabresi -. Ha battuto di 50 mila copie quello sull'Italia vincitrice dei Mondiali, e persino uno in Liguria che regalava un telo mare''. Per lui ''non servono giornalisti che abbiano un punto di vista 'buono' sull'immigrazione, ma di normale obiettivita' e curiosita', come per il resto delle notizie''.

Sindacati di polizia in Piazza Navona

Saviano in piazza Navona

Ddl intercettazioni, Corrado Guzzanti, massone contro la legge-bavaglio

Intercettazioni, così la racconta il tg1

Solidarietà da Trapani

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Gente d'Italia, uno sguardo dall'estero

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domenica 11 luglio 2010

FNSI: La giornata del silenzio e' stata fragorosa

“La giornata del silenzio dell’informazione è stata fragorosa. La protesta per un disegno di legge, quello sulle intercettazioni, che penalizza e vanifica il diritto di cronaca, impedendo a giornali e notiziari (new media inclusi) di dare informazioni sulle inchieste giudiziarie, comprese quelle della grande criminalità degli affari sporchi, oggi più di ieri non può essere ignorata dal Governo e dal Parlamento. La straordinaria adesione, ben oltre il 90 per cento, allo sciopero indetto dalla Fnsi ha dimostrato che c’è un problema enorme posto dal ddl, fatto di censura preventiva attraverso carcere per i giornalisti e pesanti multe per gli editori, che va ben oltre qualsiasi considerazione di natura corporativa. Pochissimi giornali erano in edicola ieri ma tutti, nei loro commenti sulle motivazioni dello sciopero, hanno ammesso che il testo di legge Alfano è sbagliato. Le ragioni del no al ddl risultano, dunque, unificanti per la professione giornalistica e assai allarmanti per i cittadini, che hanno mostrato sensibilità e indignazione nelle tante manifestazioni fin qui svolte in tutta Italia e all’estero. Tutto ciò sia nei comportamenti collettivi di ieri davanti alle edicole, quasi vuote dei giornali, sia davanti ai silenzio delle tv, radio e per la prima volta della rete web. Una giornata straordinaria di protesta che per il sindacato dei giornalisti significa lo sciopero più partecipato degli ultimi quindici anni. Basti pensare ai tanti giornali di diverse tendenze che, in occasione di altri scioperi, hanno frequentemente scelto di non farli e stavolta hanno, invece, aderito in massa e così pure la gran parte dei giornali in cooperativa. a. Pure l’adesione di tutta l’emittenza radiotelevisiva, anche di quella dove era più complicato organizzare la pratica dello sciopero, è stata eccezionale. L’adesione inoltre dei new media, il mancato aggiornamento dei siti, e la partecipazione corale dei colleghi dei periodici (che non potevano impedire l’uscita delle riviste in un solo giorno) sono stati la testimonianza di una rigorosa protesta civile e morale.
Non è sfuggita la novità della giornata di ieri agli osservatori di tutto il mondo, che hanno considerato il silenzio di eri una delle principali notizie dell’informazione mondiale: innumerevoli gli approfondimenti chiesti direttamente alla Fnsi da primarie testate della Francia, della Germania, del Canada, dell’Argentina, degli Usa, della Colombia, della Corea del Sud, dell’Australia, del Venezuela, delle Gran Bretagna, del Belgio. Totale la solidarietà della Federazione mondiale (Ifj) e di quella europea dei giornalisti (Efj).
Ora il Governo e il Parlamento italiani non possono sottrarsi, dunque, all’ascolto delle ragioni della protesta e di tanta attenzione internazionale, senza esporre il Paese ad altre brutte figure.
I cittadini italiani intanto, anche chi non è solito informarsi con i giornali ma solo con la tv, con la giornata del silenzio di ieri sicuramente oggi ne sa di più su un ddl del Governo che vuole circoscrivere e limitare il loro diritto a sapere e a conoscere fatti importanti per la vita individuale e comunitaria connessi alle inchieste giudiziarie.
La Fnsi dopo lo sciopero resta impegnata nella sua iniziativa incessante per fare arretrare la legge del silenzio di Stato e del bavaglio, pronta a ricorrere alla Corte europea di Strasburgo per i diritti dell’uomo se la legge dovesse essere approvata così com’è. E da oggi anche tutti coloro che hanno eccepito sul metodo della protesta potranno con il sindacato dei giornalisti irrobustire, di proposta e di iniziativa, la protesta che deve continuare e deve proseguire, non mancando ogni giorno di far conoscere e comprendere problemi e dubbi su questa legge. La Fnsi è già in campo per nuove iniziative clamorose, se necessarie, possibilmente con gli editori che hanno condiviso le ragioni della protesta”.

Federazione europea: sarkoberlusconizzazione

La “Giornata del silenzio dell’Informazione” indetta ieri dalla Fnsi è sostenuta con forza anche dal sindacato europeo dei giornalisti e da diversi sindacati stranieri. Ecco i documenti della Federazione europea e del sindacato dei giornalisti francesi della Cgt che, tra l’altro, denuncia una “sarkoberlusconizzazione” transalpina in corso.

«La Federazione europea dei giornalisti (FEJ) sostiene l'eccezionale mobilitazione dei giornalisti italiani che hanno organizzato una giornata di "Silenzio rumoroso" contro il disegno di legge sugli ascolti telefonici. Questo progetto restringerebbe fortemente il diritto dei cittadini a essere informati sulle inchieste giudiziarie.
«Una giornata di silenzio effiacace per mostrare cosa accadrebbe « normalmente », con tante notizie oscurate ogni giorno, se la legge sarà definitivemente approvata. Questo disegno deve arretrare. La Federazione europea dei giornalisti sosterrà fino in fondo la battaglia dei colleghi italiani per assicurare il diritto alla piena e libera informazione e al libero e responsabile esercizio della professione e del lavoro dei giornalisti »

Anche il sindacato nazionale dei giornalisti francesi della Cgt (SnjCCgt) “saluta il movimento dello "sciopero silenzioso” con la massima solidarietà contro il progetto di legge che vuole introdurre il governo italiano per restringere l’informazione sulle inchieste.
I colleghi di Snj/Cgt sono ancor più solidali con la battaglia, anche alla luce dei problemi che la gran parte dei media francesi sta subendo, a sua volta, da parte della maggioranza governativa per aver o notizia sulle attività dei dirigenti dell’entourage presidenziale nell’affaire Woetrh-Bettencourt.
In Francia, noi come voi – scrive il responsabile esteri di Snj/Cgt, Patrick Kamenka a Franco Siddi, segretario Fnsi – lottiamo contro i misfatti, anche della politica, e contro la “Sarkoberlusconizzazione” che punta a mettere sotto tutela dell’Eliseo e dlla sua corte di amici l’insieme dei media.
La nomina fatta pochi giorni fa direttamente da Nicolas Sarkozy del nuovo presidente di France Télévisions, costituisce, per esempio, un attacco alla democrazia, al pluralismo e al diritto dei cittadini all’informazione indipendente.
Ecco, quindi, che noi ora cui auguriamo che la vostra lotta abbia successo e faccia fermare la legge iniqua che state contrastando. Sarebbe anche un successo per tutti i sindacati dei giornalisti in Europa, un esempio da seguire e impedirebbe che ai giornalisti sia imposta la museruola”.

La vignetta di Vauro

 
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9 luglio, così lo sciopero

“I giornalisti italiani sono chiamati ad una forma di protesta straordinaria
che si esprimerà in un “rumoroso” silenzio dell’informazione nella giornata
di venerdì 9 luglio, contro le norme del “ddl intercettazioni” che limitano
pesantemente il diritto dei cittadini a sapere come procedono le inchieste
giudiziarie, infliggendo gravi interruzioni al libero circuito delle notizie.
Quanti lavorano nel settore della carta stampata si asterranno dalle
prestazioni nella giornata di giovedì 8 luglio, per impedire l’uscita dei
giornali nella giornata di venerdì. Tutti gli altri, giornalisti dell’emittenza
nazionale e locale, pubblica e privata, delle agenzie di stampa, del web, dei
new media e degli uffici stampa non lavoreranno nella giornata di venerdì.
Free lance, collaboratori e corrispondenti si asterranno dal lavoro secondo
le modalità previste per la testata presso la quale prestano la loro opera. I
giornalisti dei periodici, infine, si asterranno dal lavoro venerdì 9, ma
assicurando, già da ora, la pubblicazione sui numeri in lavorazione delle
proprie testate di comunicati sulle motivazioni della giornata del silenzio.
Lo sciopero è una protesta straordinaria e insieme la testimonianza di una
professione, quella giornalistica, che vuole essere libera per offrire ai
cittadini informazione leale e la più completa possibile. Una protesta che si
trasforma in un “silenzio” di un giorno per evidenziare i tanti silenzi
quotidiani che il “ddl intercettazioni” imporrebbe se passasse con le norme
all’esame della Camera, imposte sin qui dal Governo e dalla maggioranza
parlamentare.
Molte notizie e informazioni di interesse pubblico sarebbero negate giorno
dopo giorno fino a cambiare la percezione della realtà, poiché oscurata,
“cancellata” per le norme di una legge sbagliata e illiberale che ne
vieterebbe qualsiasi conoscenza.
Giornalisti, ma anche gli editori e migliaia di cittadini, da mesi denunciano
le mostruosità giuridiche del “ddl intercettazioni”. Sono state anche
avanzate proposte serie per rendere ancora più severa e responsabile
l’informazione nel rispetto della verità dei fatti e dei diritti delle persone:
udienza filtro per stralciare dagli atti conoscibili le parti relative a persone
estranee e soprattutto alla dignità dei loro beni più cari protetti dalla
privacy; giurì per la lealtà dell’informazione che si pronunci in tempi brevi
su eventuali errori o abusi in materia di riservatezza delle persone; tempi
limitati del segreto giudiziario; accessibilità alle fonti dell’informazione
contro ogni dossieraggio pilotato.
Nessuna risposta di merito. Lo sciopero, con la giornata del silenzio, è
espressione di indignazione, di partecipazione, di richiamo responsabile a
principi e valori che debbono valere in ogni stagione. Lo sciopero è un
momento della protesta e dell’azione incessante che proseguirà, fino al
ricorso della Corte europea di Strasburgo per i diritti dell’uomo, qualora la
legge fosse approvata così com’è. Lo sciopero è anche segnalazione di un
allarme per una ferita che si aggiungerebbe ad un sistema informativo che
patisce già situazioni di oggettiva difficoltà e precarietà non solo per la crisi
economica, ma anche per una politica di soli tagli che rischiano di allargare
bavagli oggi altrimenti invisibili. L’informazione è un bene pubblico, non è
un privilegio dei giornalisti, né una proprietà dei padroni dei giornali e delle
televisioni, né una disponibilità dei Governi. E per i giornalisti non è uno
sciopero tradizionale contro le aziende, ma un atto di partecipazione e di
sacrifico della risorsa professionale per la difesa di un bene prezioso, dei
cittadini, proclamato con un silenzio che vuol parlare a tutti”.

INTERCETTAZIONI: SCIOPERO COMPATTO CONTRO IL DDL ALFANO

Diritto d’informazione: una lotta iniziata nel 1993
“Silenzio rumoroso” per dire no al silenzio di Stato. Il diritto di cronaca è dei cittadini
E’ dal 1993, dall’epoca di Mani pulite, che la classe politica tenta periodicamente di mettere un freno ai giudici e un bavaglio alla stampa. Ogni volta la reazione, prima dei giornalisti e poi dell’opinione pubblica, è riuscita a scongiurare i danni più gravi.
E’ per evitare che le parti peggiori del disegno di legge Alfano sulle intercettazioni divengano legge dello Stato che i giornalisti sono chiamati domani e dopodomani a scioperare. Uno sciopero che si svolge con l’obiettivo dichiarato di salvaguardare il diritto dei cittadini ad essere informati in modo corretto, completo e tempestivo.
I cronisti sono stati sempre in prima fila a contrastare i tentativi di soffocare la libertà di stampa: nel 1993 all’epoca della proposta di legge di Giuseppe Gargani, nel 2005 contro quella di Roberto Castelli, nel 2006 contro quella di Clemente Mastella. Dal giugno del 2008 si stanno battendo contro il ddl Alfano con manifestazioni e volantinaggi in tutta Italia, convegni, dibattiti, libri, cortei
e biciclettate. Dapprima da soli poi, in modo convinto, con Fnsi e Ordine dei giornalisti. Negli ultimi tempi la battaglia ha visto scendere in campo la cosiddetta “società civile” che ha riempito piazza del Popolo in ottobre, piazza Navona la scorsa settimana e il web. Anche i giornali, dallo scorso 24 maggio quando la Fnsi ha organizzato una riunione con i direttori, hanno scoperto l’importanza della vicenda.
Già lo scorso anno, proprio di questo periodo, era stato previsto uno sciopero contro il ddl Alfano, rinviato per l’intervento del presidente Napolitano. In questo periodo governo e maggioranza hanno pervicacemente mantenuto i capisaldi del ddl, anzi al Senato hanno introdotto dei peggioramenti.
Chi vuole dare risalto a questi argomenti sulle proprie testate può farlo liberamente, magari tutti i giorni.
Per far comprendere a maggioranza e governo che il ddl Alfano non può passare è ora necessario lo sciopero: una giornata di “silenzio rumoroso”, come è stata definita, per far capire ai cittadini cosa vorrebbe dire il silenzio di Stato imposto per legge

1 luglio Piazza Navova

Manifestazione a Conselice (RA) contro il ddl Alfano

sabato 10 luglio 2010

Dalla “notte bianca” di Conselice omaggio al presidente Napolitano

Dall’unico monumento alla libertà di stampa in Italia, a Conselice (Ravenna) “un omaggio non rituale al Capo dello Stato Giorgio Napolitano per il suo magistero istituzionale a garanzia della convivenza civile e della libertà di tutti, fissate dalla Carta costituzionale”, in occasione della “notte bianca” per dire no al disegno di legge che censura l’informazione e blocca la cronaca giudiziaria. Così il segretario generale della Fnsi; Franco Siddi, ha chiuso in nottata, nella cittadina romagnola, la lunga giornata delle manifestazioni promosse in tutt’Italia dalla Federazione nazionale della Stampa italiana per dire no al silenzio di Stato e per affermare il diritto di sapere e le condizioni per il corretto esercizio del dovere di informare i cittadini.
“In questa città – ha detto Siddi -, che il presidente Napolitano ha voluto di recente insignire dell’onorificenza al valore civile a motivo della azioni della popolazione per riconquistare la libertà, sostenendo in primo luogo la stampa clandestina durante la Resistenza, si riannodano i fili del mai cessato impegno per la libertà, che, come vediamo oggi, non è mai garantita per sempre.
Questo monumento, non solo simbolicamente, rappresenta ben più di un momento della
memoria. E’ un monito permanente a considerare la libera informazione il vero motore della libertà del Paese. La partecipazione di migliaia di cittadini alle manifestazioni e soprattutto la grande mobilitazione di Conselice lo confermano e assumono il rilievo di una nuova resistenza civile da sviluppare coerentemente in azioni incessanti per impedire l’interruzione del circuito delle notizie, di tutte le notizie di interesse pubblico, che debbono essere conosciute e non censurate, a seconda della natura (come le inchieste giudiziarie)dalla legge. L’Informazione è fonte di legalità e sicurezza: è democrazia intesa come condizione che, grazie alla conoscenza, consente anche a chi non ha voce e non ha potere di essere protetto dagli abusi del pre-potere”.
Il segretario della Fnsi ha inoltre proposto al sindaco della città, Maurizio Filippucci, che ha accolto l’idea, di riunire a Conselice il prossimo primo ottobre – data di consegna da parte dell’Associazione di stampa dell’Emilia Romagna, della nuova bandiera tricolore della libertà di stampa appositamente realizzata per le scuole locali - le città medaglia al valore civile per le battaglie della libertà e per l’impegno profuso in favore della stanpa libera. Camillo Galba, presidente dell’Associazione di stampa dell’Emilia Romagna che ha organizzato la “notte bianca” insieme con il Comune di Conselice, ha rinnovato l’iniziativa coesa dei giornalisti di tutte le regioni per l’informazione in un riconoscimento permanente del valore non statico della “pedalina” (la macchina tipografica di piazza di Libertà di stampa di Conselice), simbolo permanente del valore universale dell’accesso all’informazione.
Le centinaia di persone che hanno affollato la piazza per la notte di Conselice sono testimoni e protagonisti di un’Italia che non farà interrompere il circuito delle notizie. Gli artisti che hanno accompagnato la serata (tra gli altri Ivano Marescotti, Tamara Fagnocchi, e le formazioni artistiche organizzate dai gruppi dei giornalisti precari dell’Emilia Romagna), di questa testimonianza hanno reso visibili e apprezzate espressioni.

giovedì 1 luglio 2010

Oltre due terzi degli italiani contrari al DDL intercettazioni


Indagine dell'Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis

Per la maggioranza assoluta degli italiani, intervistati dall'Istituto Demopolis, le intercettazioni andrebbero pubblicate per continuare a garantire il diritto dei cittadini all'informazione, ponendo però dei limiti precisi alla diffusione di notizie sulla vita privata degli intercettati e sulle persone estranee alle indagini. Oltre due terzi degli italiani si dichiarano contrari al DDL in discussione al Parlamento che, se tramutato in legge, limiterebbe l'utilizzo delle intercettazioni da parte della magistratura e il divieto di pubblicazione sugli organi di stampa.
Sono i dati che emergono da un'indagine dell'Istituto Nazionale di Ricerche Demòpolis, diffusi nel giorno della manifestazione promossa dalla Federazione Nazionale della Stampa.
Il 67% dei cittadini intervistati esprime la propria contrarietà nella convinzione che i limiti all'uso delle intercettazioni previsti dal DDL potrebbero ostacolare in parte l'efficacia delle indagini della magistratura, mentre il 33% si dichiara favorevole per porre un freno alla violazione della privacy.
"Il dato di contrarietà rilevato - afferma il direttore dell'Istituto Demopolis Pietro Vento - risente di un clima di sfiducia crescente dei cittadini nella politica e di una sempre più diffusa insofferenza nel Paese verso ogni forma di corruzione". Il dissenso verso il disegno di legge appare trasversale, anche se emergono chiare differenze in base alla collocazione politica degli intervistati: favorevoli al DDL, in ampia maggioranza, gli elettori del PDL, nettamente contrari i sostenitori del Centro Sinistra, ma anche sei elettori su dieci della Lega.
L'indagine, condotta dall'Istituto Demopolis dal 21 al 28 giugno nell'ambito del Monitor continuativo sull'opinione pubblica italiana, ha analizzato nello specifico anche le valutazioni dei cittadini sul divieto di pubblicazione sugli organi di stampa delle intercettazioni telefoniche ed ambientali.
Soltanto il 29% degli intervistati approva il divieto di diffusione previsto dal disegno di legge, ritenendo corretto vietare la pubblicazione delle intercettazioni per tutelare anzitutto la privacy dei cittadini.
Il restante 71% afferma di non condividere il DDL ma, tra quanti si dichiarano contrari, emergono due distinte posizioni: uno su cinque lo ritiene del tutto sbagliato, sostenendo che le intercettazioni vanno pubblicate per non porre alcun limite alla libertà di stampa; il 51% sostiene, invece, che il DDL in discussione al Parlamento andrebbe modificato. Per la maggioranza assoluta degli italiani infatti - secondo l'indagine DEMOPOLIS - le intercettazioni andrebbero pubblicate per continuare a garantire il diritto dei cittadini all'informazione, ponendo però dei limiti precisi alla diffusione di notizie sulla vita privata degli intercettati e sulle persone estranee alle indagini.
Per approfondimenti:
http://www.demopolis.it/

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NESS1UNO,LA LIBERTA’ DELL’ARTE PER LA LIBERTA’ D’INFORMAZIONE

Con l’arte non si fanno rivoluzioni, ma con l’arte, che è una delle espressioni massime della libertà di pensiero si può provare a migliorare un po’ il mondo, la società, e se lo possiamo fare è proprio attraverso il suo non essere vincolata a ideologie e regole dettate da altro che non sia fantasia, voglia di pensare, voglia di creare.
Mai come in queste ultime settimane e giorni si è sentito parlare di libertà, libertà di informare e diritto di sapere, lo si è sentito in quanto stanno diventando un diritto e una libertà mortificati, accerchiati, in pericolo.
Noi artisti siamo persone, cittadini e membri della società in cui viviamo, dunque crediamo che qualcosa possiamo fare, ne abbiamo il diritto, ne abbiamo il dovere e se non con il nostro lavoro almeno attraverso di esso, attraverso quella libertà che è per l’appunto il presupposto fondamentale di ogni creazione.
Da questi presupposti nasce NESS1UNO, un libero movimento di artisti a favore e sostegno della libertà di stampa e informazione.
NESS1UNO è una proposta nata tra artisti provenienti dalle più svariate discipline (Arte visiva, musica, poesia, letteratura, fumetto...) che hanno deciso di mettere a disposizione dell’informazione, ogni volta che ve ne sia la necessità, la loro opera, il loro linguaggio, il loro lavoro insomma affinchè esso si renda canale di comunicazione e trasmissione di notizie e fatti che altrimenti sarebbero occultati in virtù del disegno di legge sulle intercettazioni appena approvata in Senato..
Attraverso NESS1UNO l´informazione si trasformerà in arte e la cronaca in licenza poetica, ogni lavoro od espressione creata a tale scopo sarà firmata da tutti contemporaneamente attraverso lo pseudonimo di NESS1UNO che se ne farà carico a tutti gli effetti diventandone così l´unico soggetto responsabile.
Dietro NESS1UNO non ci sono schieramenti legati a partiti, associazioni ecc... ma solo una solida presa di posizione per dire NO ad una legge che riteniamo ingiusta immotivata se non da interessi particolari e del tutto estranei al bene comune, una legge che lede il diritto inalienabile di ogni cittadino di venire informato, di sapere, di poter giudicare, di essere dunque LIBERO.
Tutti coloro che vorranno sottoscrivere tale iniziativa diventando così parte della firma NESS1UNO o partecipare attivamente attraverso il proprio lavoro potranno comunicarlo con una mail a: ness-1-uno@libero.it
Hanno già aderito:

Giorgio Bonomi,
Anna Valeria Borsari,
Iginio Deluca
Liliana Dematteis
Andrea Riccardo Filippi,
Pierluigi Fresia,
Marco Gastini,
Ottonella Mocellin / Nicola Pellegrini,
Alessandro Quaranta,
Gianfranco Pangrazio,
Luca Scarabelli,
Luigi Vercelli,